Parenti ed amici
Mi capita alle volte di essere in compagnia di persone che esercitando il più diffuso sport del pettegolezzo, parlano continuamente male dei propri amici.
Pur non essendo stato anche io completamente immune da questa tendenza, essendo anche a me capitato a volte di esercitare questo sport, anche se non molto di frequente, in verità, mi venne da fare una riflessione: paradossalmente potrebbe essere più normale parlare male della propria famiglia, del padre, della madre, dei fratelli, degli zii, di tutti i parenti, insomma, che non degli amici.
Infatti non scegliamo noi la famiglia presso cui nascere, è un fatto casuale, e come si può nascere in una buona famiglia, si può nascere anche in una cattiva. E crescendo, acculturandosi, costruendo una propria coscienza, si può rilevare nella famiglia di nascita qualche cosa che ci porta ad una critica se non ad una presa di distanza. Non è vero che la famiglia costituisca sempre un punto fermo ed assoluto. Diverso invece è il rapporto con gli amici; questi si scelgono, con questi si creano i rapporti, le amicizie sono frutto di affinità, di sensibilità, di concordanza dei modelli di vita. Se si sbaglia, si rompe, o si perdona; è stupido criticare o parlar male di gente che si può non frequentare se non esistono più le condizioni che hanno creato l’avvicinamento.
La conclusione è che alla fine, si può parlare male dei propri parenti che sono come ci sono capitati e non degli amici che sono come ce li siamo scelti.